sabato 4 luglio 2020

"dalle Periferie, per Ripartire", un Decalogo per cambiare

C’è un enorme problema burocratico-organizzativo-normativo da risolvere. 
“Nulla sarà come prima”. Ma cosa e, poi, in meglio o in peggio? E per le Periferie? 
Un Decalogo “dalle Periferie, per Ripartire”. Tutti!

di Walter Cherubini, portavoce Consulta Periferie Milano

«La burocrazia ci ammazza» lamentò il Sindaco Sala lo scorso 8 giugno 2019 (Colazione con il Sindaco - Cascina Linterno). Qualche anno prima, 13 giugno 2013, anche il Sindaco Pisapia focalizzò il tema: «Non abbiamo valutato che la priorità forse era quella di vincere e sconfiggere la burocrazia» (Assemblea Coordinamento Comitati Milanesi - Figino). E potremmo continuare.
Ora, “nulla sarà come prima” è ormai è diventato il mantra nella prospettiva del dopo Coronavirus. Ma, cosa non sarà più come prima? E, poi, in meglio o in peggio? Per chi e, poi, come?
Milano ce la può fare. Milano ce la farà?
Siamo convinti che Milano abbia tutte le energie umane, culturali ed anche economiche – malgrado l’attuale situazione – per risolvere i problemi cittadini. Ma, allora, perché questa nostra Milano va a due e, magari, anche a tre velocità?
Perché «Milano è come un operoso alveare, con tante celle che non comunicano tra di loro. Una Milano che non fa sistema. (…) Se Milano è la Cerchia dei Navigli, va da sé che già le periferie sono luoghi sconosciuti, luoghi marginali e tenuti ai margini», come rilevato puntualmente da una ricerca dall’Istituto Ipsos in occasione del Forum Brand Milano 2015, promosso dal Comune di Milano.  
Milano eccelle nei “progetti”, ma difetta nei “processi organizzativi”.  
Ecco, il tempo presente ha evidenziato che Milano ha capacità di sacrificio, solidarietà e creatività, alimentando anche lo storytelling. Nello stesso tempo, sono anche aumentate le occupazioni abusive delle case popolari, riproponendo problemi sempre uguali a se stessi. Quindi, ancora una volta Milano ha manifesta la grande capacità di realizzare specifici progetti, ma rimane irrisolto il tema della complessità, che chiede cambiamenti strutturali che tengano insieme i vari aspetti della realtà ed anche i vari soggetti (dal Prefetto al gruppo di amici che paga le bollette di alcune famiglie bisognose) con la definizione dei relativi processi organizzativi, anche della struttura del Comune di Milano, perché l’attrezzatura culturale e tecnica di chi amministra le città è rimasta la stessa, con le sue settorialità, con le sue piante organiche, le sue strutture formate da competenze separate”, come evidenziato da Alessandro Balducci, già Prorettore Politecnico di Milano.   
Dal Ponte di Genova a Ponte Lambro
Proprio in questo periodo, abbiamo assistito alla realizzazione del Ponte di Genova, originato da un’idea di Renzo Piano, che è stato costruito in quattro e quattr’otto, dimostrando che è possibile fare e che si è capaci di fare. Ma, allora, come mai il progetto per le case popolari di Ponte Lambro, sempre originato da un’idea di Renzo Piano, rimane incompiuto dopo vent’anni e malgrado siano stati investiti 31 milioni di euro! Proviamo a rispondere magari partendo dalla relazione programmatica “Muovere Ponte Lambro”, che nell’arco di 93 pagine ne aveva definito i vari aspetti. Perché se non entriamo nel merito di cosa frena o blocca tutto, siamo condannati a ripetere gli errori. E non solo a Ponte Lambro. 
“La realtà si capisce meglio non dal centro, ma dalle periferie”.
Le Periferie: è su questa grande parte della città, abitata dalla maggioranza dei milanesi, che poniamo l’attenzione. Periferie destinatarie di importanti affermazioni di principio, che rimangono eluse da regolamenti che le contraddicono. Periferie che non sono delle start-up, ma realtà complesse ed anche più complicate, con i quartieri popolari che non possono continuare ad essere “riempiti” da persone con fragilità, pensando che i problemi possano essere risolti con qualche generoso intervento del terzo settore. Periferie troppo frettolosamente derubricate a “quartieri”, ma quartieri sono anche Brera o il Verziere e non sono la stessa cosa. Periferie che neppure sono sinonimo di degrado, bensì di lontananza, come dimostrato dal Cavallo di Leonardo a San Siro, imponente, ma dimenticato per venti anni.
“dalle Periferie, per Ripartire”
Ma, cosa vuol dire “nulla sarà come prima”? Perché c’è il solito enorme problema burocratico-organizzativo-normativo che deve essere risolto per favorire l’azione di chi opera nelle periferie.
E’ in tale scenario che,  Consulta Periferie Milano ha elaborato e presenta un “Decalogo” che sintetizza una serie di proposte normative e strutturali (a costo zero), anche recependo e valorizzando vari apporti. Sintetizzano una quindicennale esperienza di metodo ed operativa maturata direttamente sul campo periferico, tra l’altro attraverso la realizzazione di oltre 150 convegni e seminari di studio, ma anche la promozione di oltre 800 concerti ad ingresso gratuito, sperimentando tutte le difficoltà “burocratiche” che di fatto ostacolano in primo luogo le iniziative amatoriali e sociali. Dieci punti che analizzano l’organizzazione dei Municipi, che rimangono sempre privi di veri poteri, la “progettazione partecipata”, che non deve essere episodica ma strutturale, la  comunicazione delle iniziative, oltre 300 promosse ogni mese da enti ed associazioni in periferia, ma manca un sistema di comunicazione alla cittadinanza perché tutto è lasciato al “fai da te” mentre il Comune potrebbe fare molto a costo zero, la locazione di spazi alle associazioni, che vengono trattate come se fossero in Galleria Vittorio Emanuele, tra l’altro per i rinnovi, rendendo precari anni di impegno associativo; poi, Cosap-Tassa occupazione suolo pubblico, Siae, case popolari, che non possono continuare ad essere una sommatoria di persone e condizioni di fragilità, ed anche una School City, perché bisogna anche imparare. Proposte puntuali, anche di dettaglio, perché i problemi nascono nelle pieghe dei regolamenti applicativi. Proposte elaborate con una visione sistemica e, proprio per questo, attuabili anche singolarmente. Allora, “nulla sarà come prima”, perché le Periferie non rimangano solo “buone intenzioni”.
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Decalogo “dalle Periferie, per Ripartire”
Ecco i punti:
1. Decentramento e Municipi - Le periferie milanesi sono costituite dai territori degli antichi Comuni aggregati a Milano nel 1923. Il primo che non fa sistema sul territorio è il Comune:  bisogna ritornare ad una vera amministrazione vicina al cittadino, mentre è da 50 anni che il Decentramento (Municipi dal 2016) rimane a livelli inadeguati. E senza decentramento Milano non può essere policentrica e, quindi, rimane centralista.
2. Partecipazione e “progettazione partecipata” - La partecipazione non può essere relegata alle emergenze del momento. Deve diventare un processo organizzativo strutturato e continuativo nella logica della “progettazione partecipata”. Milano ha immense energie e professionalità (tra l’altro, quelle riconosciute ogni anno con gli Ambrogini), da valorizzare in maniera organizzata e non saltuaria.
3. Comunicazione delle tante iniziative gratuite promosse in periferia da enti ed associazioni - Oggi è tutto lasciato ad un precario “fai da te”. Invece, Comune di Milano e ATM possono dare un apporto (a “costo 0”),  consentendo l’utilizzo di spazi nella propria disponibilità (uno spazio m. 2 x 3 sui muri dei Mezzanini MM e di m. 2x2 nei Mercati comunali coperti per l’affissione diretta, gratuita e regolamentata delle locandine).
4. “Rinnovo” concessioni e locazioni di locali di proprietà pubblica - Per le associazioni culturali e sociali “periferiche” che hanno locazioni con il Comune di Milano ed altri enti pubblici, prevedere che alla scadenza possa esservi il rinnovo e non lo sfratto (com’è adesso), eliminando la precarietà di chi si impegna. E che per l’assegnazione non si prevedano canoni al rialzo, perché l’iniziativa nei quartieri periferici non può essere lasciata sulle spalle dell’associazionismo, mentre sfitto ed abusivismo sono altissimi, anche creando pericoli.
5. Cosap (Tassa occupazione suolo pubblico) - Eliminazione della Cosap e revisione oneri aggiuntivi per l’utilizzo di aree pubbliche periferiche per la promozione delle iniziative di animazione culturale e sociale, ma anche delle attività di servizio di vicinato, avviandone l’individuazione e la mappatura.
6. Valorizzazione delle realtà culturali amatoriali e bandi - Le iniziative amatoriali rappresentano la metà delle attività che si svolgono in periferia. Bisogna prevedere anche bandi comunali e di fondazioni rivolti al volontariato “puro”, che consentano di coprire i costi vivi, valorizzando così le decine di migliaia di ore di tempo e capacità messe a disposizione gratuitamente ed oggi non considerate.
7. SIAE - Giungere ad un accordo per la semplificazione ed azzeramento costi pratiche SIAE per iniziative musicali e teatrali di pubblico dominio promosse in periferia ad ingresso gratuito. In caso di opere tutelate, pur riconoscendo il principio del diritto d’autore, previsione di un versamento ridotto.
8. Palestre nuove scuole - Per le palestre delle nuove scuole, prevedere che i campi (in particolare pallavolo e pallacanestro) abbiano dimensioni un po’ più grandi di quelle indicate nell’attuale normativa, per consentire anche lo svolgimento dell’attività agonistica di 10.000 giovani atleti di 90 associazioni sportive milanesi.
9. Case popolari - Le case popolari sono un concentrato di emergenze e di fragilità. In un ampio contesto di cambiamento, bisogna integrare il mix socio-abitativo e di servizio di vicinato, con l’obiettivo di utilizzare tutto il patrimonio disponibile. Altrimenti cambierà poco, come già dimostrato dalla spesa di centinaia di milioni.
10. City School - La Fondazione Dioguardi ha promosso con il Politecnico di Milano un progetto di ricerca sui temi dell’organizzazione urbana, destinato all’istituzione di una City School con programmi didattici universitari, ma anche con percorsi formativi per gli studenti delle scuole superiori, per formare una nuova cultura del governo della città del terzo millennio. Le istituzioni devono supportare questa iniziativa.




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